Intero libretto manoscritto di 16 pagine su carta rigata d'epoca. Conserva l'intatta e rarissima rilegatura artigianale coeva realizzata con un cordoncino di canapa originale passato attraverso i fori di cucitura sul margine sinistro.
Carta sana e frusciante con naturale brunitura uniforme; grafia a inchiostro bruno nitida ed eccezionalmente leggibile su tutte le pagine. Margini dei fogli d'estremità tipicamente frastagliati con lievissimi segni di usura da sfogliamento d'epoca che non toccano il testo. Struttura del legaccio solida.
Splendido e intatto libretto manoscritto scolastico o letterario privato, interamente redatto a mano nella primavera del 1883. Il manufatto è di straordinario interesse per la storia della pedagogia, della letteratura e della cultura popolare italiana post-unitaria, conservandosi integro nella sua veste originale. È composto da un corpo di 16 pagine manoscritte unite sul margine sinistro da un cordoncino coevo in fibra di canapa. Il testo si chiude formalmente con le precise coordinate storiche: "Cegiano li 14 Marzo 1883".
Il volume raccoglie una serie di favole e apologhi della tradizione letteraria e morale, trascritti con una calligrafia corsiva didattica di straordinaria eleganza e regolarità.
All'interno si sviluppano quattro componimenti completi:
"La Bertuccia": Favola incentrata sulla vanità e l'insensatezza della vendetta, in cui una scimmia rompe uno specchio in un palazzo nobiliare perché contrariata dal proprio aspetto, finendo per scoprire che ogni frammento riflette la sua stessa bruttezza.
"La mala vicinanza": Componimento di stampo mitologico che si apre con l'episodio di "Giove [che] scacciò Mercurio dal paradiso.". Narra le disavventure terrene di Mercurio e Apollo che, ridotti in miseria e spaventati dai "ferri della giustizia", si improvvisano mercanti in fiera appendendosi cartelli allegorici con scritto "Qui si vende giudizio" e "Qui si vende memoria". L'apologo si chiude con una brillante satira della natura umana: "ogni stupido si crede che aveva giudizio in quantità, e sol manca di memoria".
"Il pipistrello mercante": Favola a sfondo marinaresco e d'avventura. Un pipistrello invidioso delle rondini chiede un prestito di venti ducati per imbarcare stoffe d'oro e d'argento su una nave diretta a Costantinopoli. Durante il viaggio, l'imbarcazione viene travolta da una drammatica tempesta presso uno stretto marittimo. Di eccezionale valore collezionistico è la citazione diretta e coeva al capolavoro di Carlo Collodi: nel descrivere l'insistenza del pipistrello che supplica la rondine, l'autore usa la similitudine ".ma per togliersi quel pianto da vicino, che faceva quello, che faceva Pinocchio al Geppetto, gliele diede.". Trattandosi di un testo datato marzo 1883 (lo stesso anno della prima pubblicazione in volume di Pinocchio), il documento rappresenta una rarissima testimonianza dell'immediata ricezione dell'opera nella cultura popolare italiana.
"I Topi e il Gatto" / Il campanello al gatto: Storico apologo di origine esopica che narra del concilio dei topi per salvarsi dal felino; approvata all'unanimità l'astuta proposta di appendere un campanello al collo del gatto per udirne l'arrivo ("allora noi sentiamo il tintinnio del campanello e fuggiamo"), la mozione fallisce poiché al momento di agire nessuno trova il coraggio di proporsi ("nessuno volle esporre la vita"). Chiusura con la perentoria morale: "Senza coraggio e senza sacrificio non si ottiene niente".Un pezzo da collezione di rara freschezza e integrità strutturale, di altissimo interesse per studiosi di cimeli collodiani, biblioteche specializzate, archivi di storia dell'educazione o raccoglitori di manoscritti dell'Ottocento