Eccezionale e toccante documento d'archivio che svela i lati più umani, finanziari e tragici della diplomazia montenegrina in Italia a inizio Novecento (Roma, 15 Novembre 1906). La lunga missiva, scritta su fogli privati dal Console Generale Eugenio Popovich (firmata "Eugenio Popovich") dalla sua residenza romana di Via Principe Eugenio 15, è indirizzata al "Carissimo cav. Caramiello" a Napoli.
Il testo unisce complesse questioni di bilancio consolare a una dolorosa confessione intima:
- Le Pendenze Economiche e i Ritardi da Cettigne: Popovich risponde a un telegramma di Caramiello giustificandosi per il suo prolungato silenzio e per la sospensione della definizione di un "credito". Spiega che il ritardo "non ha dipeso dalla mia volontà [...] ma bensì dal fatto di non aver potuto ricevere da Cettigne quanto mi computava". Rassicura fermamente l'amico che il credito non andrà perduto e lo invita a non dubitare della sua parola, nonostante le difficoltà logistiche dei Balcani.
- Intrighi e Moniti: Popovich avverte Caramiello di non ascoltare voci malevole: "Le rammento di non lasciarsi sobillare da chi agisce per inimicizia verso di me, sebbene io in tutta la mia vita non abbia fatto che del bene".
- Il Dramma Familiare (La Morte della Figlia): Nel passaggio più drammatico, il diplomatico confessa il crollo della sua salute, minata da una terribile tragedia familiare: "La mia salute è assai rotta da molti dispiaceri e tal dolore perenne per la sparizione della mia adorata figlia con la quale io discorso continuamente. Sono nell'impossibilità di rassegnarmi".
- Il Post Scriptum Rinfrancante: In calce, Popovich aggiunge una nota positiva dell'ultimo minuto: "Lei non stia in pena, che ho sentito ieri sera di nuovo al Ministero a Cettigne e, appena ricevo quanto mi compete, dividerò subito con Lei".
Il lotto è completato dalla sua busta ufficiale d'accompagnamento, recante sul fronte l'indirizzo interamente scritto a mano da Popovich per il "Cav. G. Caramiello, Console di Montenegro - Via Roma, Napoli", datata 15 Novembre 1906. La busta è affrancata con un francobollo del Regno d'Italia da 15 centesimi nero (Vittorio Emanuele III), annullato dal nitido timbro a cerchio "ROMA FERROVIA - 15 11 06". Al verso è presente il timbro di arrivo "NAPOLI FERROVIA - GIRI DI STAZIONE (16.11.06)" e calcoli d'epoca manoscritti a matita.
Un reperto umano e storico-postale di straordinaria intensità storiografica.
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