Affascinante e colto documento epistolare ottocentesco proveniente dall'archivio del Consolato Generale del Montenegro a Napoli, guidato dal Commendatore Caramiello.
L'autore della missiva, M. Compagna, scrive una formale lettera di accompagnamento per fare dono di alcune sue produzioni intellettuali o artistiche alla casa reale montenegrina. Nel testo, l'autore loda le virtù del popolo balcanico e del suo sovrano (S.A.S. il Principe Nicola I Petrović-Njegoš), scrivendo:
"[...] ingegno unisce il passionale costume dello studio assiduo, rendendosi così vanto del suo popolo.
A mezzo dunque della cortesia di V.S.I. [Vostra Signoria Illustrissima] io rendo ossequio devoto a S.A.S. [Sua Altezza Serenissima] offrendo quattro miei lavori, come rispettoso attestato di ammirazione.
La ringrazio sentitamente, pregandola ritenermi per suo dev. ed obl. [devotissimo ed obbligatissimo]"
Il documento testimonia lo stretto legame culturale e di reciproca ammirazione che univa l'intelligenzia napoletana e italiana al piccolo Principato del Montenegro alla fine del secolo, un legame ulteriormente fortificato dal matrimonio (avvenuto nel 1896) tra Vittorio Emanuele III di Savoia ed Elena del Montenegro. La lettera descrive una classica operazione di diplomazia culturale dell'epoca, in cui il console Caramiello fungeva da intermediario ufficiale per far pervenire omaggi letterari, saggi o opere d'arte direttamente alla corte di Cettigne.